19 MARZO 2019

Essere giovani è la cosa migliore che ti possa capitare, se sai sfruttare l'occasione. La parola d'ordine è: Ribellione! Mettere tutto in discussione. Chiedersi il perché di ogni regola, comprenderne l'utilità e valutare a fondo chi l'aveva creata. Perché ciò che "gli adulti" chiamano "incoscienza" è quella forza prorompente, l'unica, che può davvero ribaltare il tavolo. L'esperienza insegna? Un paio di palle! L'esperienza ti rende spesso pavido, ti piega le gambe e ti costringe a sopravvivere.
Sono stato giovane anch'io ed ero un vero iconoclasta, un cavallo imbizzarrito, un toro nell'arena. Ma non accettavo l'idea di essere carne da macello. Volevo la Rivoluzione. Quanto invidiavo i figli del Decadentismo, della Scapigliatura, la Bohème... ma mi sarei accontentato di vivere almeno il '68 da studente attivista! E invece niente, ero troppo piccolo a quei tempi. Attraversai la mia adolescenza negli anni '80, durante il boom economico, che ci comprò tutti, o quasi. Ma chi è ribelle davvero, lo è sempre, anche con le timberland e il piumino ciesse. Pure col vespone da pariolino. Io, il mio, lo feci pitturare di rosa! Ma, seppure in controtendenza per quel periodo (il vespone rosa era da "frocio"), come grido di battaglia, risultava un po' scarsino. Ci voleva qualcosa di veramente rivoluzionario. E finalmente, svariati anni dopo, il lampo di genio! Diventare padre! Contribuire attivamente partendo dal vero Inizio, seguendo le proprie convinzioni, in base a quello in cui si crede davvero, per iniettare nuove vite nel tessuto sociale che, magari, un giorno avrebbero potuto fare la differenza.

 "I tuoi figli non sono figli tuoi. Sono i figli e le figlie della vita stessa. Tu li metti al mondo ma non li crei. Sono vicini a te, ma non sono cosa tua. Puoi dar dimora al loro corpo ma non alla loro anima, perché la loro anima abita nella casa dell'avvenire, dove a te non è dato entrare. Puoi cercare di somigliare a loro ma non volere che essi somiglino a te. Perché la vita non ritorna indietro, e non si ferma a ieri. Tu sei l'arco che lancia i figli verso il domani". 

Questo breve testo l'ho letto su una sorta di locandina appiccicata con lo scotch sulla parete della sala d'attesa, nel consultorio di Ladispoli, quando ero molto giovane. Sono pensieri di Kahlil Gibran,  e li so a memoria. Mi hanno cambiato davvero la vita. Per sempre. Perché la festa del papà, per quanto mi riguarda, è la festa dei figli. Auguri Elodie! Auguri Fey!